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Alimentazione e tumori: quale correlazione e quali scelte alimentari?

20 Giu 2018
alimentazione e tumore

Qual è la relazione tra alimentazione e insorgenza di tumori? Qual è la dieta più appropriata per i pazienti che si stanno curando con la chemioterapia? Se ne parla nel n°1/2018 della rivista ADI – Attualità Dietetica e Nutrizione Clinica.

La letteratura scientifica ci dice che sebbene l’origine dei tumori sia da ricercarsi nel corredo genetico dell’individuo, esistono specifici comportamenti o condizioni ambientali che possono aumentare il rischio di ammalarsi, tanto che si parla di tumori dieta-correlati.

Tra i fattori principali fattori di rischio tumore-correlati troviamo

  • obesità e dieta inadeguata
  • fumo di tabacco
  • inattività fisica
  • abuso di alcool

Dobbiamo precisare però che se questo è vero per alcuni tipi di tumore, in particolare colon-retto, polmoni, mammella, stomaco, esofago, prostata e pancreas, non lo è per altre neoplasie, come i tumori del sangue, dove la relazione tra malattia e dieta è molto meno evidente.

Di fatto non esistono linee guida specifiche per una corretta alimentazione nelle malattie ematologiche, sebbene la letteratura suggerisca che un’alimentazione varia, equilibrata e adeguata al consumo energetico individuale è condizione necessaria per il conseguimento nel tempo di un ottimale stato nutrizionale, che scongiuri anche eventuali patologie dismetaboliche. La dieta ha l’obiettivo di mantenere il controllo del peso corporeo garantendo un buon stato nutrizionale e prevenendo al contempo l’insorgenza della malnutrizione, requisito fondamentale per ridurre la tossicità indotta dalla chemioterapia, migliorare la sensibilità delle cellule neoplastiche al trattamento anti-tumorale, rinforzare le difese dell’organismo, diminuire frequenza e durata dei ricoveri, con conseguente impatto positivo sulla qualità di vita del paziente.

Obiettivo della terapia nutrizionale è favorire un’alimentazione che riporti e mantenga il peso corporeo nei valori fisiologici di BMI (kg/ h2 (m)) = 18,5-25 kg/m2, distribuire l’apporto calorico tra i nutrienti più vantaggiosi da un punto di vista metabolico; infine necessita che la dieta sia varia al fine di soddisfare i livelli di riferimento di assunzione dei nutrienti (LARN).

 

Fabbisogno energetico ed intervento nutrizionale

Nelle persone affette da cancro si verificano spesso perdita di peso e malnutrizione. Fra i fattori responsabili va annoverato l’incremento del dispendio energetico dovuto alla malattia neoplastica di per sé, e per aumento della spesa metabolica indotta dalle cellule tumorali, sia per il perdurare di uno stato infiammatorio cronico, dal momento che le cellule neoplastiche utilizzano le vie dell’infiammazione per crescere e proliferare. Concorrono pesantemente anche il calo dell’appetito, alterazione della capacità digestiva e i sintomi quali nausea, vomito, mucositi, diarrea, disturbi digestivi o gastroenterici.

Il paziente affetto da neoplasia necessita pertanto di una quota suppletiva di energia per scongiurare l’insorgenza della malnutrizione proteico-energetica (PEM), anticamera di una possibile sarcopenia. Lo stato nutrizionale del paziente neoplastico deve essere valutato all’inizio dell’iter terapeutico e monitorato durante il trattamento.

Se l’alimentazione del paziente è così compromessa da non riuscire a coprire il suo fabbisogno caloricoproteico, si predilige una dieta per os con alimenti di consistenza modificata per facilitare la deglutizione, eventualmente integrata con supporti nutrizionali modulari e/o completi.
Si ricorre invece alla Nutrizione Enterale (NE) o Parenterale (NP), di supporto o totale, se l’assunzione alimentare è talmente compromessa al punto che gli apporti per os risultano del tutto insufficienti.

Un recente lavoro di revisione degli studi scientifici sul rapporto alimentazione-tumori, suggerisce di mantenersi snelli per tutta la vita, fisicamente attivi tutti i giorni, limitare gli alimenti ad alta densità calorica ed evitare bevande zuccherate, basare l’alimentazione prevalentemente su cibi vegetali, con cereali non raffinati e legumi in ogni pasto, e un’ampia varietà di verdure e frutta (600 g/die), limitare carni rosse (ovine, suine, bovine) ed evitare carni “processate” (in scatola, salumi, prosciutti), ridurre le bevande alcooliche, sale e cibi conservati sotto sale, variare il più possibile le scelte alimentari.

L’American Cancer Society raccomanda un apporto di calorie dai carboidrati pari al 50-65% del fabbisogno, di cui meno del 10% dai carboidrati a rapido assorbimento che, oltre a essere più lipidogenici, hanno un maggior effetto sulla glicemia postprandiale e sulla risposta insulinica.
Viene suggerita l’efficacia di diete iperlipidiche in pazienti che si affaticano a mangiare e si sentono subito sazi. L’acido aicosapentanoico (EPA) se assunto in quantità di 2 g/die in aggiunta alla normale dieta sembra ridurre la perdita di peso e di massa muscolare; gli acidi grassi polinsaturi svolgono un ruolo importante nel mantenimento dell’omeostasi cellulare.

Il paziente affetto da tumore non ha bisogno di un apporto proteico maggiore per compensare l’aumentato turnover che caratterizza queste patologie: le proteine vengono utilizzate come substrato energetico allorché non vi sono altri substrati disponibili, per di più non esistono sistemi di riserva delle proteine. Quelle assunte in eccesso vengono degradate con notevole carico di lavoro per fegato e rene, aumento delle scorie azotate e del carico acido. L’iper apporto proteico a scapito dei carboidrati risulta addirittura essere svantaggioso per la successiva caduta del tono insulinemico e innesco della lipolisi e della chetogenesi.

 

Come prevenire nausea, vomito e mucositi?

Per prevenire nausea e vomito è consigliabile

  • consumare cibi facilmente digeribili soprattutto in prossimità dei trattamenti
  • fare pasti piccoli e frequenti così che lo stomaco non sia mai vuoto
  • consumare i pasti alla stessa ora, masticare lentamente i cibi a temperatura ambiente
  • mangiare il pasto più abbondante quando è presente meno nausea, non sforzarsi di mangiare in presenza di nausea
  • evitare di rimandare il pasto se si ha fame, il che potrebbe aumentare il senso di nausea
  • evitare di bere molta acqua durante il pasto
  • evitare gli odori della cucina
  • camminare dopo i pasti e non sdraiarsi subito per evitare reflusso
  • preferire l’utilizzo delle posate di plastica a quelle di metallo
  • prediligere il pesce per l’elevato contenuto in acidi grassi omega-3 ad azione anti-infiammatoria e gli alimenti ad alto contenuto di proteine vegetali in forma raffinata come creme di cereali o di legumi, riso ben cotto
  • evitare le fibre di cereali, specie se indurite dalla cottura al forno, cracker, grissini, pane integrale, pizza, alimenti grezzi, che possono produrre irritazioni meccaniche
  • limitare gli alimenti contenenti proteine animali come carne rossa e conservata, formaggi, perché durante la putrefazione intestinale liberano sostanze tossiche (idrogeno solforato) per la mucosa dell’intestino e favorenti i processi infiammatori.

Analoghe indicazioni nutrizionali sono necessarie in caso di mucositi, sia del cavo orale che dell’intestino, evitando specificamente il consumo di pomodori e succo di pomodoro, cioccolata, cibi speziati, agrumi, caffè, alcool. Utile aggiungere il Kuzu (amido estratto dalla radice di Pueraria Lobata) che irrobustisce le pareti dell’intestino: se ne scioglie un cucchiaino in una tazza di acqua fredda, da aggiungere ai cibi (es. crema di riso) e poi portare all’ebollizione.

Le indicazioni per la diarrea/steatorrea suggeriscono di evitare pasti abbondanti, consumare cibi e liquidi a temperatura ambiente, bere 8-12 bicchieri di liquidi/ die (acqua e integratori salini), consumare cibi ricchi di pectine, evitare latte e derivati per possibile deficit transitorio dell’enzima lattasi, ridurre il consumo di fibre e di grassi, ed eventuale utilizzo di olio MCT (trigliceridi a catena media).

 

Leggi tutto l’articolo pubblicato su ADI, la rivista su Attualità Dietetica e Nutrizione Clinica

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