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Broncopatia Cronica Ostruttiva: quando respirare è un problema

5 Ott 2017
Picture of sick woman with cough and throat infection

Si avvicina a grandi passi l’abbassarsi delle temperature che per molti significa aumentare la propria vulnerabilità di fronte ai mali di stagione. Molto spesso sono i problemi respiratori a presentare il conto per primi, soprattutto per chi combatte tutto l’anno con questi disturbi, in particolare gli affetti da Broncopatia Cronica Ostruttiva.

Per capire come affrontare al meglio questa problematica abbiamo intervistato il Dottor Francesco Paolo Lombardo, Medico di Medicina Generale, Responsabile Area Pneumologica, SIMG Regione Sicilia. Ecco cosa ci ha detto.

Cosa si intende per Broncopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)?

La BPCO è una patologia cronica delle vie aeree, caratterizzata da tosse, espettorato e negli stadi avanzati da dispnea in genere ingravescente. Dal punto di vista funzionale si manifesta in presenza di un’ostruzione non reversibile o solo parzialmente reversibile all’esame spirometrico con test di broncodilatazione, conseguenza di alterazioni bronchiali, bronchiolari e parenchimali, che si realizzano in seguito ad esposizione delle vie aeree a sostanze nocive, soprattutto fumo di sigaretta.

Come si manifesta e quali sono i “campanelli d’allarme” per il paziente?

I campanelli d’allarme per il paziente sono rappresentati dalla presenza di sintomi respiratori persistenti, soprattutto francesco-paolo-lombardotosse e catarro cronici, in pazienti esposti a fattori di rischio, che però vengono spesso sottostimati, specie nei fumatori. Questi sintomi vengono erroneamente considerati come logica conseguenza dell’esposizione al fumo, e non come sintomi iniziali di una patologia respiratoria cronica, quale è la BPCO, portandoli a rivolgersi al medico, solo quando inizia la dispnea, sintomo in realtà presente negli stadi già avanzati di malattia.

Quali sono le persone più a rischio di questa malattia?

Le persone più a rischio sono i fumatori, specie se in età avanzata, ma altri fattori di rischio sono sia l’inquinamento ambientale e l’inquinamento indoor, che l’eventuale esposizione in ambienti lavorativi. La presenza di BPCO in età relativamente giovane deve suggerire la presenza di fattori genetici predisponenti (il più noto, è il deficit di alfa1-antitripsina, identificabile con idonei test),

E’ possibile prevenirla?

La BPCO è una malattia definita da anni nelle linee guida GOLD prevenibile, proprio perché il maggiore fattore di rischio è il fumo di sigaretta, e quindi la cessazione del fumo nei fumatori, e in genere iniziative contro il fumo di sigaretta, costituiscono il modo migliore di prevenire la malattia, ma oggi andrebbero considerate altrettanto importanti misure di lotta all’inquinamento ambientale.

Le persone affette da BPCO con l’approssimarsi della stagione autunnale ed invernale, quali precauzioni devono avere?

Durante la stagione invernale, aumentano le riacutizzazioni della BPCO, forse il fattore più importante di progressione della malattia, insieme al persistere dell’abitudine al fumo. Le riacutizzazioni della BPCO, sono dovute in gran parte a cause infettive (virali e batteriche) quindi una misura importante è sicuramente la vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica, specie nei pazienti in età più avanzata (oltre i 65 anni) ma non solo.

Altra misura importante, nel prevenire le riacutizzazioni, è l’aderenza alla terapia nella fase stabile della BPCO. I dati della letteratura indicano, purtroppo, come l’aderenza terapeutica sia molto bassa, e spesso il paziente continua a fumare anche quando la diagnosi di BPCO è certa, ed assume i farmaci sporadicamente, e comunque non in maniera regolare, come sarebbe necessario in presenza di una patologia cronica, come la BPCO.

Il medico di medicina generale svolge un ruolo importante per gestire la BPCO, cosa dovrebbe fare il paziente “ideale” per collaborare e raggiungere i goals terapeutici?

Il medico di medicina generale, ha un compito fondamentale, che è quello del sospetto della BPCO, in stadio precoce, quando la messa in opera delle misure preventive, astensione dal fumo, terapia farmacologica, monitoraggio funzionale, possono produrre la mancata progressione della malattia.

Per fare questo, occorrono iniziative di medicina d’opportunità o di iniziativa, che partono soprattutto dalla registrazione in cartella clinica del principale fattore di rischio, il fumo di sigaretta, e dall’utilizzo nei soggetti a rischio si semplici questionari (GOLD, documento Gestione Integrata BPCO, sviluppato dalle principali società scientifiche di pneumologia e della Medicina generale, o il più recente questionario Capure TM) tutti di poche domande con altissima resa, nelllo screenare i pazienti da sottoporre all’esame spirometrico con test di broncodlatazione. L’ostacolo principale ad effettuare tali iniziative è sicuramente il carico burocratico, che ha ormai raggiunto livelli difficilmente sopportabili in Medicina Generale.

Il paziente già affetto da BPCO, per raggiungere i “goals terapeutici” deve stabilire col medico un rapporto di collaborazione e condivisione reciproca di un percorso, che abbia come obiettivo il realizzarsi di quelle iniziative di prevenzione, di monitoraggio e di aderenza terapeutica, che portino se non alla guarigione (impossibile in una patologia cronica), alla migliore gestione e rallentamento della progressione

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