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Diabetologia

Classificazione e cause dell’ipotiroidismo

10 Feb 2016
tiroide

L’ipotiroidismo è una malattia molto frequente nel mondo occidentale con una prevalenza della forma primaria del 3,5/100 circa nelle donne e dello 0,6/100 circa nei maschi. Dai dati di Health Search, Istituto di Ricerca della Medicina Generale Italiana, relativamente all’anno 2013, si evince che i disturbi della ghiandola tiroidea sono motivo di contatto medico-paziente nel 2,7% dei casi rispetto al totale dei contatti/anno.

Vediamo adesso, seguendo le informazioni contenute nell’ultimo volume della collana Disease Management quali sono le principali forme di ipotiroidismo, le cause e la classificazione clinica.

Quali sono le forme di ipotiroidismo?

Da un punto di vista fisiopatologico l’ipotiroidismo può essere:

  • PRIMARIO, se il danno d’organo è di origine tiroidea;
  • SECONDARIO, se il danno d’organo è primariamente a livello ipofisario;
  • TERZIARIO, se il danno d’organo primitivo è a livello ipotalamico;
  • PERIFERICO, qualora sia presente un’alterazione recettoriale a livello dei vari organi e tessuti che blocca o riduce l’azione delle iodotironine.

Esistono anche condizioni di distiroidismo dovute ad alterazioni primitive delle proteine di trasporto delle iodotironine, con conseguente alterata biodisponibilità delle stesse, sostenute da diverse condizioni cliniche o da farmaci. Tutte le forme di ipotiroidismo (primario, secon- dario, terziario, periferico) comprendono cause congenite e acquisite.

Classificazione clinico-biochimica dell’ipotiroidismo
L’ipotiroidismo può essere classificato in base alla presenza dei segni clinici e sintomi rilevati e in base ai livelli ematici degli ormoni tiroidei circolanti (TSH, fT3, fT4).

TABELLA?

Come indicato nella tabella, tratta dal volume Ipotiroidismo: la gestione pratica in Medicina Generale, dalla diagnosi al follow up, l’ipotiroidismo primario si definisce “conclamato o clinico” se sono evidenti una sintomatologia chiara e segni specifici, nonché livelli molto elevati di TSH e ridotti livelli circolanti di fT3 ed fT4.
L’ipotiroidismo primario si definisce, invece, “subclinico” o “lieve” quando la sintomatologia è sfumata o addirittura assente, i livelli di TSH sono lievemente o moderatamente au- mentati (in genere tra 4,5 e 10 mIU/ml), e le iodotironine circolanti (soprattutto la fT3) nei limiti di norma.

Quali sono le cause dell’ipotiroidismo nelle forme primarie?

Tra le forme primarie le cause principali sono caratterizzate da carenza iodica, tiroidite cronica autoimmune e forme iatrogene (ad esempio interventi chirurgici, terapia con Iodio-131, radioterapia esterna per tumori toracici o del distretto testa-collo, utilizzo di farmaci).

La tiroidite cronica autoimmune è in assoluto la causa più frequente di ipotiroidismo, soprattutto nelle aree a normale apporto iodico.
Fu descritta per la prima volta da Hakaru Hashimoto nel 1912, ma solo negli anni ’50 ne fu dimostrata una patogenesi autoimmune.
In realtà Hashimoto descrisse la tiroidite associata a un voluminoso gozzo, mentre oggi la forma più comune di tiroidite cronica autoimmune è quelle associata a relativa atrofia ghiandolare o a gozzi di piccole dimensioni.

Esistono anche forme atipiche di distiroidismo quali:

  • Resistenza alle iodotironine: si tratta di una patologia molto rara, determinata geneticamente e causata da una mutazione a livello del recettore nucleare dell’ormone tiroideo (TR-beta).
    Si può manifestare come forma “generalizzata”, nella quale il difet- to recettoriale interessa tutti i tessuti del corpo, oppure come forma “ipofisaria” se si manifesta prevalentemente nelle cellule ipofisarie. In entrambi i casi si osservano concentrazioni ematiche elevate sia degli ormoni tiroidei che del TSH, mimando pertanto il quadro biochimico dell’ipertiroidismo secondario.
  • Sindrome da consumo: è caratterizzata da un’elevata espressione della desiodasi D3, la quale implica un’aumentata conversione della T4 in T3-inversa (che è inattiva), una conseguente riduzione del pool totale della T4 e T3 e un contemporaneo aumento del TSH. Tale quadro si osserva più frequentemente in pazienti con emangiomi epatici, oppure si verifica in seguito all’assunzione di farmaci antitumorali inibitori delle tirosinochinasi.
  • Non thyroidal ilnesses: è una forma molto rara che si caratterizza per un’alterazione dell’espressione della desiodasi a livello tissutale (periferico e centrale) in seguito a condizioni che determinano un aumento di citochine infiammatorie come accade in presenza di shock settico, trapianti, stati di severa malnutri zione, dialisi, ustioni gravi, AIDS, severa anoressia/bulimia, severa depressione, etc. In tali condizioni si possono osservare livelli di TSH normale/bassi con fT3 e/o fT4 ridotti.

Ricordiamo, infine, che tra le cause di ipotiroidismo primario esistono anche forme transitorie che possono insorgere dopo gli interventi chirurgici sulla ghiandola, dopo il trattamento con ioduro di sodio radioattivo o durante gli episodi di tiroidite subacuta, quando la ghiandola ha esaurito le sue riserve ormonali e le cellule follicolari non hanno ancora ripreso una funzionalità sufficiente per rimpiazzarle.

Come indicato nella tabella tratta dal volume Ipotiroidismo: la gestione pratica in Medicina Generale, dalla diagnosi al follow up l’ipotiroidismo primario si definisce “conclamato o clinico” se sono evidenti una sintomatologia chiara e segni specifici, nonché livelli molto elevati di TSH e ridotti livelli circolanti di fT3 ed fT4.
L’ipotiroidismo primario si definisce, invece, “subclinico” o “lieve” quando la sintomatologia è sfumata o addirittura assente, i livelli di TSH sono lievemente o moderatamente au- mentati (in genere tra 4,5 e 10 mIU/ml), e le iodotironine circolanti (soprattutto la fT3) nei limiti di norma.

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