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Cos’è l’osteoporosi?

7 Feb 2018
osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da alterazioni qualitative scheletriche tali da determinare una compromissione della resistenza dell’osso che predispone a un aumentato rischio di frattura. Viene classicamente distinta in due grandi gruppi:

  • osteoporosi primitiva, che comprende l’osteoporosi idiopatica (giovanile e dell’adulto) e l’osteoporosi involutiva;
  • osteoporosi secondaria, che può essere causata da farmaci o da malattie di vario tipo che possono, con meccanismi diretti, o indirettamente attraverso l’interazione di molteplici fattori di rischio e/o concause, determinare una riduzione della resistenza scheletrica.

Nel 1983, Riggs e Melton hanno proposto la suddivisione dell’osteoporosi involutiva in due sindromi distinte: l’osteoporosi di tipo I e di tipo II, differenti tra loro in rapporto ai meccanismi patogenetici e alle modificazioni regionali della massa ossea e caratterizzate dall’occorrenza di fratture in sedi scheletriche diverse.
Secondo tale classificazione, l’osteoporosi di tipo I (osteoporosi post-menopausale) interessa tipicamente la donna entro i venti anni dalla menopausa, riconosce come meccanismo patogenetico fondamentale la carenza estrogenica ed è caratterizzata dall’occorrenza delle fratture in siti scheletrici ricchi di tessuto osseo trabecolare, come le vertebre e il radio distale.

L’osteoporosi di tipo II (osteoporosi senile) colpisce entrambi i sessi con l’avanzare degli anni e riflette le influenze esercitate sul tessuto osseo dalle modificazioni ormonali conseguenti all’invecchiamento, quali l’iperparatiroidismo secondario e la compromissione della formazione ossea. In questo caso le fratture riguardano tipicamente siti composti da tessuto osseo sia corticale che trabecolare, come il femore, l’omero, la tibia e il bacino.

La suddivisione in due sindromi dell’osteoporosi involutiva ha in realtà un valore puramente didattico ed esemplificativo; infatti, attualmente si preferisce considerarla come una malattia multifattoriale, nella quale diversi fattori – genetici, fisici, nutrizionali, ormonali – operano, da soli o in concerto, nel compromettere l’integrità scheletrica.

 

Alcuni dati sull’osteoporosi

Dati internazionali dell’International Osteoporosis Foundation (IOF) dimostrano quant’è importante il problema dell’osteoporosi e delle fratture conseguenti: 75 milioni sono le persone colpite da osteoporosi in Europa, Usa e Giappone e quasi 4 milioni le fratture da osteoporosi registrate nel 2000 in Europa.

La complicanza più grave dell’osteoporosi è la frattura da fragilità: dopo i 50 anni una donna su tre e un uomo su cinque ne subiscono una e in Europa più di 600.000 donne, e 180.000 uomini, subiscono ogni anno una frattura dell’anca.

La prevalenza dell’osteoporosi e dell’osteopenia in Italia è stata indagata attraverso lo studio Epidemiological Study On the Prevalence of Osteoporosis (ESOPO), eseguito nel 2000: si tratta di uno studio trasversale condotto in 83 Centri distribuiti in tutto il territorio nazionale. Nell’intero campione, la prevalenza di osteopenia e di osteoporosi fra le donne è risultata pari a 44,7% e 18,5%, rispettivamente, mentre i corrispondenti tassi sono stati del 36% e del 10% nel sesso maschile. Dati ricavati dal data base regionale Veneto Milleinrete segnalano una prevalenza del 28% per le donne tra i 60 e i 70 anni e valori fino al 40% per le donne ultrasettantenni.

In Italia ogni anno si registrano circa 80.000 fratture di femore, di cui il 75% si verifica nella popolazione femminile e, di questa percentuale, il 94% avviene nelle donne con età > 65 anni. L’incidenza raddoppia nelle donne a partire dai 65 anni di età (osteoporosi postmenopausale), mentre negli uomini questo fenomeno si osserva al di sopra dei 75 anni (osteoporosi senile; Fig. 1)  .

Osteoporosi

 

Le fratture da fragilità causano disabilità complesse, morbilità, riduzione della qualità di vita, limitazione funzionale e inoltre quelle vertebrali e femorali aumentano il rischio relativo di mortalità: in particolare per le fratture di femore l’incidenza è sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario. Per le donne dopo i 45 anni le giornate di ospedalizzazione per osteoporosi sono superiori a quelle dovute a molte altre malattie come diabete, infarto e cancro al seno . Poiché nei prossimi 20 anni la percentuale della popolazione italiana al di sopra dei 65 anni d’età aumenterà del 25%, ci dovremo attendere un proporzionale incremento dell’incidenza dell’osteoporosi e delle sue complicanze.

 

Approfondisci l’argomento sulla monografia  Osteoporosi: La corretta gestione in Medicina Generale

 

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