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Psicologia, psichiatria

Disturbi del sonno e comportamentali: quale legame?

22 Mar 2018
disturbi del sonno

Esiste una correlazione fra i disturbi del sonno e i disturbi comportamentali? Lo abbiamo chiesto al Professor Alessandro Serretti, direttore del Centro per i disturbi ansia e umore dell’Università degli Studi di Bologna.

Il professore afferma che c’è sicuramente una relazione fra queste due problematiche e anche più di quanto comunemente si creda. Il legame è inoltre bidirezionale: è noto che nei disturbi dell’umore è comune una compromissione del sonno, infatti non solo il sonno è compromesso in termini quantitativi ma anche qualitativi. La riduzione sia del sonno REM che del sonno profondo porta la persona affetta da questi disturbi, ad avere in fase diurna un’importante compromissione cognitiva che poi si somma a quelli che sono i disturbi tipici dell’umore.

Ma se questo è quello che è ben conosciuto, quello che è meno conosciuto è il contrario: i disturbi del sonno possono essere un fattore scatenante della ricaduta dei disturbi dell’umore. Infatti più del 50% delle ricadute depressive si verifica con un’insonnia e, addirittura, nel disturbo bipolare il non dormire è una causa molto frequente della ricaduta dell’episodio maniacale.

Per questo è particolarmente importante regolarizzare il sonno sia durante gli episodi di malattia ma anche nei periodi intercritici utilizzando, quindi, tutte le tecniche che abbiamo a disposizione come ad esempio andare a letto alla stessa ora e cercando di evitare, quando possibile, i turni notturni.

Nel secondo video il prof. Serretti fornisce alcuni suggerimenti sui trattamenti specifici nel caso in cui gli accorgimenti non farmacologici non abbiano successo:

  • gli antidepressivi migliorano anche il sonno, ma questo accade dopo 2-3 settimane di trattamento. È quindi necessario nella fase iniziale trattare direttamente l’insonnia;
  • gli antidepressivi più sedativi possono indurre una compromissione nelle funzioni cognitive e di concentrazione in fase diurna;
  • la combinazione di antidepressivi con benzodiazepine può essere una strategia positiva per brevi periodi di trattamento tenuto conto dell’importante rischio di tolleranza e dipendenza;
  • Gli Z drugs, ipnoinducenti non benzodiazepinici, hanno un minor rischio di tolleranza e dipendenza;
  • gli antistaminici senza rischi di dipendenza comportano il problema di sedazione diurna;
  • gli antipsicotici atipici anche a bassi dosaggi hanno effetti collaterali di tipo metabolico e neurologico.

Guarda le video interviste!

 

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