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Inquinamento atmosferico in Italia: quali rischi per la salute?

7 Mar 2019
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L’inquinamento atmosferico rappresenta la prima delle dieci emergenze di salute per il 2019. Lo sostiene l’OMS ricordando che, a livello mondiale, nove persone su dieci respirano aria inquinata, fuori e dentro casa. Il carico di mortalità prematura, a livello mondiale, è pari a 7 milioni di persone ogni anno, per malattie croniche sia respiratorie (compresi i tumori) sia cardiovascolari (aterosclerosi centrale e periferica, ipertensione, scompenso, aritmie).

Per capire in che misura l’inquinamento atmosferico rappresenti un’emergenza di salute in Italia, ne parliamo con Savina Nodari, Professore Associato di Cardiologia, nel Dipartimento di Specialità Cliniche e Chirurgiche, Scienze Radiologiche e Sanità pubblica dell’Università di Brescia, intervistata su AP&B.

Qual è la situazione attuale dell’inquinamento atmosferico in Italia?

Partiamo dai dati di mortalità prematura registrati nel Continente: nel 2015, per i 28 Paesi UE, sono stati 391.000 i decessi precoci attribuibili al principale inquinante, il PM 2,5, cioè il particolato più fine e pervasivo.

Un numero sempre troppo elevato, anche se in netta riduzione (– 60%) rispetto agli anni ’90 del secolo scorso. La situazione del Paese Italia rientra in questo quadro, ma con un gradiente ben chiaro da Nord a Sud: l’area padana, dove si concentrano attività industriali e traffico veicolare, resta sempre la più inquinata rispetto al resto d’Italia, nonostante le riduzioni registrate in questi decenni. Quindi è ancora la zona in cui sono maggiori i rischi per la salute dovuti all’inquinamento. Chiarisco meglio: la quantità totale di inquinanti atmosferici è diminuita su base annuale, ma è aumentato il numero di giorni in cui vengono superati i livelli soglia.[…] Sappiamo anche che una condizione di “inquinamento zero” è utopica: com’è noto, gli inquinanti atmosferici vengono prodotti anche dalle attività agricole, dalla combustione di carbonella e di legna , infine dall’effetto sinergico degli UV con l’inquinamento atmosferico stesso, che diventa massimo in presenza di soleggiamento estivo, tanto per citare le fonti principali. Ecco perché ridurre gli elementi modificabili di questo quadro merita tutti i nostri sforzi.

Quali sono le ricadute sulla salute?

Le ricadute sulla salute sono globali. In questo senso, l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio ad ampio spettro, perché mette in moto tutti i meccanismi pro-infiammatori dell’organismo. È vero che il primo apparato a soffrirne è quello respiratorio, ma la pervasività degli elementi inquinanti, attraverso il torrente circolatorio, raggiunge tutti gli organi. Oltre agli effetti deleteri sull’apparato respiratorio, il costo immediato in termini di eventi cardiovascolari è pesante: uno studio, pubblicato nel 2016 e condotto in collaborazione tra il nostro Dipartimento e la Harvard Medical School di Boston, non ha soltanto confermato la correlazione tra le giornate in cui vengono superate le soglie di concentrazione del particolato (l’inquinante più pericoloso, nel quale si combinano diverse molecole e particelle) e i picchi dei ricoveri per eventi cardiovascolari acuti, o per riacutizzazioni di malattia. È emerso che l’aumento degli accessi ospedalieri (in pronto soccorso o in reparto) inizia circa tre giorni prima dell’effettivo picco, quindi a concentrazioni di inquinanti inferiori a quelle considerate come soglia, per crescere progressivamente nei giorni successivi: una nuova conferma dell’associazione lineare e diretta tra inquinamento atmosferico e malattia.

Si può quindi considerare l’inquinamento atmosferico come un fattore di rischio ad alto impatto, ma modificabile?

Sì, perché ne ha tutte le caratteristiche. Il danno indotto si accumula nel tempo, si somma e potenzia altri fattori di vulnerabilità come l’età (bambini, anziani), o condizioni intercorrenti, infine risponde a misure mirate di contenimento.

Quale può essere l’impegno del singolo per fronteggiare l’inquinamento atmosferico?

La singola persona può fare molto per sé e per la comunità. A livello personale, il rispetto delle raccomandazioni alimentari e di stile di vita depotenzia la lesività degli insulti indotti anche dall’inquinamento. L’attività fisica all’aperto è ottima, ma di fatto solo se svolta al riparo da strade trafficate o insediamenti industriali. Quello che davvero manca nel nostro Paese è la consapevolezza diffusa della necessità di ridurre l’inquinamento atmosferico, rinunciando a misure drastiche ed emozionali di breve periodo, ma cercando di guardare all’investimento in salute che, di per sé, è un progetto a lungo termine. Senz’altro, fare tesoro delle esperienze virtuose altrui sul Continente e cercare un solido coordinamento di progetti e mezzi a livello europeo sarebbe l’iniziativa più concreta e garante di buoni risultati.
Per approfondire leggi l’intervista completa su AP&B – Alimentazione, Prevenzione e Benessere. 

Nel nostro blog avevamo parlato anche di come l’inquinamento atmosferico, agendo sui cambiamenti climatici, può variare la composizione del polline determinando un maggior numero di allergie, per saperne di più leggi qui.

 

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