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Diabetologia

La cura del diabete mellito nel paziente geriatrico

28 Feb 2018
diabete e anziani

Il diabete mellito è un problema che riguarda in particolar modo gli anziani, infatti il 70% dei pazienti diabetici che ne è affetto ha più di 65 anni.
Oltre a rappresentare un problema sanitario il diabete mellito ha un forte impatto sulla spesa pubblica che per un paziente diabetico è circa il doppio rispetto alla popolazione generale.

Diabete mellito nel paziente geriatrico

Il diabete mellito è una patologia che accelera i meccanismi di invecchiamento, incrementando i tassi di morbilità e mortalità della popolazione geriatrica e contribuendo, in maniera significativa, al peggioramento di condizioni età-correlate, come il declino funzionale e il declino cognitivo.
Il paziente diabetico, soprattutto anziano, riferisce una percezione dello stato di salute peggiore rispetto a un soggetto non diabetico della stessa età, poiché spesso presenta diverse complicanze legate al diabete (insufficienza renale, deficit visivi, neuropatia).

Per curare al meglio il diabete nei pazienti anziani è di fondamentale importanza, da parte del medico, un approccio clinico multidimensionale mirato alla sua gestione globale al fine di programmare un piano di gestione personalizzato.

Valutazione MultiDimensionale e fragilità

Di seguito è illustrato un esempio di VMD (Valutazione Multi Dimensionale), lo strumento che permette di valutare il paziente geriatrico nella sua complessità, integrando informazioni sul suo stato funzionale, cognitivo, fisico, socio-economico che possono condizionare la capacità di autogestione della patologia diabetica. Integrare le informazioni provenienti da un’attenta VMD permette di caratterizzare il paziente geriatrico e di individuare possibili fattori di rischio per fragilità.

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La fragilità può essere definita come una sindrome medica dovuta a numerose e differenti cause caratterizzata da una riduzione della forza e della resistenza fisica, nonché da una riduzione delle riserve funzionali, che aumenta la vulnerabilità del soggetto che ne è affetto, causando disabilità e/o il decesso.

A tutt’oggi esistono differenti definizioni operative di fragilità, quelle maggiormente utilizzate e riconosciute sono due:
• la fragilità fenotipica è incentrata sulla sarcopenia e viene diagnosticata in base alla presenza di tre o più di cinque sintomi come perdita di peso non intenzionale, debolezza muscolare, affaticabilità, rallentamento nella velocità del cammino e bassa spesa energetica;
• la fragilità che si basa sull’uso del Frailty Index (FI), ovvero il rapporto tra i deficit presenti nel soggetto preso in considerazione e il numero totale dei deficit considerati. Nel Cardiovascular Health Study (CHS) il 25% dei pazienti definiti fragili e il 18% dei pazienti “prefragili”, era affetto da diabete. Inoltre, i pazienti fragili avevano livelli di glucosio e di insulina maggiori rispetto a quelli non fragili 8; l’insulino-resistenza predice la fragilità incidente e la patologia diabetica ed è associata alla perdita della forza muscolare, elemento cardine nella definizione di fragilità.

Esiste quindi una stretta correlazione tra diabete e fragilità: il diabete, riducendo le riserve biologiche e funzionali dell’organismo, può causare l’insorgenza delle classiche “sindromi geriatriche”, e la fragilità predispone a un ulteriore peggioramento della capacità di controllo glico-metabolico. Cercare di evitare l’instaurarsi di questo circolo vizioso mediante l’identificazione dei pazienti diabetici fragili, o potenzialmente tali, permette al medico di non compiere trattamenti eccessivi e dannosi.

Nell’articolo pubblicato su Rivista Media, troverai approfondimenti e informazioni in più sulla terapia nutrizionale e farmacologica.

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