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Pediatria

L’aromaterapia in pediatria: quali effetti curativi per i bambini?

26 Apr 2018
bambini e aromaterapia

Spesso sentiamo parlare di aromaterapia come possibile soluzione ad alcuni problemi di salute degli adulti ma poco si sa sull’aromaterapia utilizzata in pediatria e sugli effetti positivi che determinate tipologie di profumazioni, in genere oli essenziali, possono avere sui bambini.
Ne parla la Prof.ssa Anna Rita Bilia, Presidente della Società Italiana di Fitochimica e delle Scienze delle Piante Medicinali, Alimentari e da Profumo e Professore associato all’Università di Firenze, in un articolo pubblicato su Il Medico Pediatra. 

Cosa si intende per aromaterapia? Come sono prodotti gli oli essenziali?

Oggi l’aromaterapia è praticata soprattutto con l’utilizzo di oli essenziali mentre nell’antichità si aspiravano i fumi prodotti dalla combustione di gomme, legni e resine come incenso o erbe. In Europa l’impiego di tali oli si è diffuso soprattutto a partire dal XVI secolo: ginepro, rosmarino, lavanda, chiodi di garofano, macis, noce moscata, anice e cannella erano fra i più comuni.

Si tratta di liquidi volatili, limpidi e raramente colorati, solubili nei lipidi e nei solventi organici, con densità generalmente inferiore a quella dell’acqua.
Possono essere ricavati da tutti gli organi della pianta (germogli, fiori, foglie, steli, rametti, semi, frutti, radici, legno o corteccia) e si trovano immagazzinati in cellule secretorie, cavità, canali, cellule epidermiche o peli ghiandolari.

Gli oli essenziali sono definiti dalla farmacopea europea come “prodotti odorosi, generalmente di composizione complessa, ottenuti a partire da materie prime vegetali ben definite botanicamente, mediante distillazione a vapore, distillazione a secco o con un appropriato processo meccanico senza riscaldamento”. Oggi, in aggiunta alla classica distillazione in corrente di vapore o alla spremitura, ci sono diversi metodi per l’estrazione, tra cui l’anidride carbonica supercritica, l’uso delle microonde e la distillazione ad alta pressione.

Per approfondimenti leggi l’articolo pubblicato su “Il medico pediatra” a cura di FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri).

Come impiegare gli oli essenziali in pediatria?

Il profumo sprigionato dall’olio essenziale può raggiungere l’epitelio nasale anche attraverso la bocca; percepito dall’olfatto determina una serie di reazioni psicoemotive.
Tra i cinque sensi il sistema olfattivo è il più antico e in alcune specie è il senso maggiormente sviluppato per quel che riguarda i meccanismi di comunicazione, di sopravvivenza, di riproduzione e di orientamento. A seguito dell’inalazione degli oli essenziali, le molecole odorose interagiscono con i recettori che trasformano lo stimolo chimico in impulsi elettrici che vanno a stimolare il bulbo olfattivo e di conseguenza altre regioni cerebrali anatomicamente vicine. Queste sono deputate alla codificazione delle informazioni affettive e delle emozioni in aree filogeneticamente antiche del cervello che supportano svariate funzioni psichiche come emotività, comportamento, memoria a breve termine. Di conseguenza gli odori, e nello specifico alcune molecole attive contenute in questi oli, possono influenzare gli stati cognitivi e il comportamento.

Vari studi hanno dimostrato, ad esempio, gli effetti ansiolitici degli oli essenziali di rosa, lavanda, limone e menta piperita. Il ginger è risultato efficace nel trattamento della nausea e del vomito in pazienti oncologici, anche pediatrici. Altri studi in pazienti pediatrici hanno mostrato interessanti riscontri positivi derivanti dall’uso dell’olio essenziale di arancia: nei bambini sottoposti a trattamenti dentali, riduce la quantità di cortisolo nella saliva e rallenta il battito cardiaco, quindi può essere utile per ridurre gli stati di ansia. L’olio essenziale di lavanda è utilizzato per ridurre il dolore a seguito di interventi di tonsillectomia in pazienti pediatrici.

È importante ricordare l’olfatto è uno dei sensi che il neonato sviluppa in epoca embrionale: il primo incontro con il mondo degli odori ha inizio nella fase di gestazione, quando cominciano a formarsi i recettori olfattivi che consentono di discernere le varie fragranze attraverso il liquido amniotico della madre. della madre. Nello specifico, tra la quinta e l’undicesima settimana si sviluppano nel feto i recettori olfattivi, mentre entro la quindicesima si formano le narici. In questo modo, il neonato immagazzina tutta una serie di stimoli che formeranno la sua memoria olfattiva e che, una volta nato, lo aiuteranno a conoscere il mondo esterno. Alla nascita, il bambino riconosce tutti gli odori del suo “mondo prenatale” che gli permetteranno di orientarsi nel mondo extrauterino e lo rassicureranno in momenti di tensione.

 

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