Malattia da reflusso gastroesofageo difficile


Anno: 2016

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Serie editoriale Disease Management, approfondimenti sulle moderne dinamiche clinico-assistenziali
SIMG Società Italiana di Medicina Generale

Autori

Carmelo Cottone – Medico di Medicina Generale, Specialista in gastroenterologia, Palermo Area Gastroenterologica SIMG

Cesare Tosetti – Medico di Medicina Generale, Specialista in gastroenterologia, Porretta Terme (BO) Area Gastroenterologica SIMG

Edoardo Vincenzo Savarino – Professore aggregato di Gastroenterologia, Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche – DiSCOG, Università di Padova

Coordinamento Scientifico

Enzo Ubaldi – Medico di Medicina Generale, Responsabile Area Gastroenterologica SIMG

Introduzione

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE/GERD/GORD) può essere definita come quella condizione clinica che si sviluppa quando la risalita anomala del contenuto gastrico in esofago, o oltre, causa sintomi che alterino lo stato di benessere fisico e psichico dell’individuo e/o determini complicazioni.

Questa definizione è stata data nella Consensus di Montreal del 2006 e viene ancora accettata dalla comunità scientifica internazionale.

Nella classificazione di Montreal vengono riportati i vari sintomi di questa malattia, a partire dai ben noti sintomi tipici costituiti dalla pirosi e dal rigurgito acido. A questi vanno aggiunti i disturbi del sonno e le alterazioni psichiche che incidono profondamente sulla qualità della vita dei pazienti affetti da MRGE,

rendendo questa patologia di forte impatto sociale ed economico. Si stima che in Europa determini una riduzione del 26% della produttività, con una perdita annuale di 1miliardo di euro in assenteismo, e che generi al sistema sanitario tedesco una costo complessivo di 4,8 miliardi di euro.

La definizione di MRGE “difficile” o “refrattaria” non è unanimemente condivisa, ma è sicuramente da riservare a quei pazienti con sintomi tipici o atipici che non rispondono completamente, o rispondono parzialmente al trattamento con un dosaggio standard di un inibitore della pompa protonica (IPP) dopo un

periodo sufficiente di terapia, generalmente di almeno 8 settimane (…)

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