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Medicina generale

Microbiota intestinale, invecchiamento e fragilità

27 Giu 2018
microbiota e invecchiamento

Il microbiota, cioè l’insieme di batteri che vivono nel nostro corpo e che cooperano in simbiosi per la nostra salute, rappresenta una delle tematiche su cui l’attenzione medico-scientifica si è concentrata maggiormente negli ultimi anni. Nell’articolo “Microbiota instestinale, probiotici e salute umana” abbiamo già parlato della sua importanza per la salute umana.

Oggi indaghiamo invece il rapporto tra il microbiota, l’invecchiamento e la fragilità riprendendo quanto pubblicato nel supplemento al n°1/2018 della rivista “Microbiota Microbioma”.

Microbiota, invecchiamento e fragilità

Sappiamo che l’invecchiamento è un fenomeno che si distingue in

  • invecchiamento cronologico, caratterizzato da una continuità temporale
  • invecchiamento fenotipico, che dipende fa fattori eterogenei.

L’eterogeneità dell’invecchiamento dipende da diversi fattori come la genetica e la biologia dell’individuo, la presenza di malattie concomitanti, disabilità, stato cognitivo e aspetti sociali ed economici del soggetto.

Cosa significa condizione di fragilità?

I diversi fenotipi di invecchiamento caratterizzati da modificazioni nella composizione corporea, una discrepanza fra produzione e utilizzazione di energia, una disregolazione dell’omeostasi e neurodegenerazione possono determinare la condizione di fragilità che si manifesta come una ridotta riserva funzionale, ridotta resistenza allo stress, aumentata suscettibilità alle malattie e aumentato rischio di outcome negativi di salute.

Da un punto di vista clinico la condizione di fragilità viene identificata grazie alla valutazione multidimensionale (VMD), che esplora oltre allo stato di salute, valutato con il classico approccio clinico del soggetto, anche altri fattori come

  • attività della vita quotidiana
  • stato cognitivo
  • tono dell’umore
  • multimorbilità
  • nutrizione
  • rischio di ridotta motilità
  • lesioni da decubito
  • consumo di farmaci
  • stato socio-economico dell’individuo

Da ciò è possibile ricavare un indice prognostico multidimensionale (MPI) predittivo di mortalità e di altri outcome negativi di salute (istituzionalizzazione, ospedalizzazione, accesso ai servizi domiciliari).

Qual è il rapporto fra condizione di fragilità, invecchiamento e microbiota?

Le modificazioni che accompagnano l’invecchiamento e la fragilità dell’anziano influenzano anche la composizione del microbiota. Studi sulla correlazione fra dieta e composizione del microbiota intestinale nell’anziano mostrano come determinati pattern dietetici si correlano con diversa composizione del microbiota 2 e come la composizione del microbiota intestinale sia diversa se l’anziano vive al proprio domicilio, oppure in un istituto residenziale o in ospedale.

Un lavoro condotto su 176 anziani residenti al proprio domicilio e in 282 ricoverati in strutture residenziali ha dimostrato che la composizione del microbiota intestinale si modifica con l’avanzare dell’età, e anche in funzione della durata della permanenza del soggetto anziano in un istituto residenziale. Questi cambiamenti del microbiota intestinale avvengono gradualmente e si possono relazionare con i diversi fenotipi clinici; infatti il microbiota intestinale è associato ai cambiamenti biologici che si osservano nell’invecchiamento modulando l’attività del sistema immunitario, l’attività e la forza muscolare (sarcopenia) e la funzione cognitiva, tutti elementi che sono rilevanti per il concetto multidimensionale di fragilità fisica, cognitiva e biologica.

Uno studio condotto su oltre 1000 soggetti di origine cinese di differenti età (da 3 anni sino a oltre 100 anni), in ottima salute, ha confermato le differenze di composizione del microbiota intestinale osservato con l’avanzare dell’età e anche che il microbiota intestinale di un soggetto anziano in buona salute differisce poco da quello di un adulto sano. Uno studio in cui sono stati messi a confronto 21 soggetti centenari, 22 soggetti anziani e 20 soggetti giovani indica come vi sia un’influenza significativa del microbiota intestinale sul sistema immunitario: la presenza di un microbiota disbiotico infatti è associato a un aumento dello stato infiammatorio, una condizione nota come inflammaging. L’infiammazione, a sua volta, insieme alla malnutrizione, al dismetabolismo glico-lipidico e all’alterata attività ormonale, è significativamente associata alla condizione di fragilità, e all’indice prognostico multidimensionale (MPI) e quindi a un aumentato rischio di mortalità .

Il microbiota intestinale si comporta in maniera differente in funzione della compromissione funzionale, nutrizionale e dell’infiammazione potendo presentare un profilo molto diverso anche in una fase precoce della fragilità.

Interessanti in questo senso sono i risultati di uno studio condotto su 728 donne gemelle, in cui si è misurato il grado di fragilità e da cui emerge che, in presenza di un patrimonio genetico uguale, la composizione del microbiota è diversa nei soggetti fragili rispetto ai soggetti non fragili. Una conferma viene anche da un recente articolo in cui, analizzando con una scala di fragilità 85 adulti di età compresa tra i 43 ed i 79 anni, la disbiosi gastrointestinale si correlava alla fragilità e all’età biologica e non all’età cronologica del soggetto.

Da un altro recente studio italiano emerge inoltre un’associazione fra riduzione della variabilità del microbiota intestinale in soggetti anziani e maggior numero di farmaci assunti e minore sopravvivenza. Sono stati condotti diversi studi per valutare gli effetti dei probiotici nell’anziano. Una review sistematica di una serie di trials in doppio cieco, controllati verso placebo dimostra come i probiotici possano essere utili per prevenire la comparsa di infezioni gastrointestinali e respiratorie e in uno studio anche nel migliorare la risposta al vaccino antinfluenzale.

Un altro lavoro, che si proponeva di valutare gli effetti sulla fragilità, l’utilizzo per tre mesi di un prebiotico in una popolazione di 60 soggetti anziani, ha dimostrato un significativo miglioramento di due dei criteri di fragilità utilizzati (exhaustion e grip strength), mentre la condizione di fragilità come tale non veniva modificata in maniera significativa.

In conclusione

I dati suggeriscono che modificazioni del microbiota intestinale possono contribuire alle variazioni biologiche, cliniche, funzionali e psicosociali che si osservano nei pazienti anziani con fragilità e che alcuni probiotici possono essere efficaci nel riportare il microbiota dell’anziano verso una maggiore biodiversità, promuovendo probabilmente alcuni aspetti di salute, quali la riduzione dell’infiammazione e il miglioramento delle funzioni immunitarie. Ulteriori studi sono necessari per confermare se gli interventi che modulano il microbiota intestinale, nell’ambito di un intervento multicomponente che coinvolga dieta, attività fisica e appropriatezza prescrittiva dei farmaci, possano contribuire a prevenire la condizione di fragilità dell’anziano.

Leggi tutto l’approfondimento sul microbiota sulla rivista Microbioma/microbiota

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