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Diabetologia

Piede diabetico: ecco i maggiori principi di trattamento

8 Giu 2018
piede diabetico

Il piede diabetico è una complicanza che si può sviluppare in pazienti affetti da diabete mellito ed è fonte di sofferenza per i pazienti e le famiglie, dato che è causa di lunghe cure ambulatoriali, ricoveri ospedalieri ed anche amputazioni degli arti inferiori. Se ne parla nel fascicolo n°1/2018 di GIOT, Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia.

Le caratteristiche del piede diabetico sono ulcerazione, distruzione di tessuti profondi, infezione, anomalie neurologiche e diversi gradi di vasculopatia periferica. Il problema più diffuso sono le ulcere del piede: l’incidenza annuale nei paesi sviluppati è del 2/4% ed il rischio in una persona diabetica arriva al 20% durante il corso della sua vita. Questa rappresenta un problema grave perché può causare infezione: addirittura l’85% delle amputazioni sono state precedute dall’ulcera, infatti solo due terzi delle ulcere guarisce. I fattori più importanti alla base dello sviluppo di ulcere del piede sono i seguenti:

  • neuropatia svolge un ruolo centrale. Può essere sensitiva, cioè determina la perdita della sensibilità protettiva e rende il piede esposto a traumatismi; motoria, che dà come conseguenza le deformità del piede ed autonomica, che rende la cute secca ed edematosa con lesioni;
  • traumatismi minori;
  • arteriopatia obliterante, un importante fattore di rischio per la guarigione delle ulcere.

Quali sono i trattamenti?

Il primo trattamento da mettere in atto è sicuramente la prevenzione. È fondamentale identificare il piede a rischio: ogni paziente diabetico deve essere sottoposto periodicamente ad una valutazione, che comprende una raccolta di informazioni sui fattori di rischio, esame del piede e degli arti inferiori per la ricerca di segni e sintomi di neuropatia o di arteriopatia ed un esame delle calzature in uso. È anche importante educare pazienti ma anche i familiari ed i sanitari.

Le ulcere neuropatiche coperte da callosità andrebbero immediatamente sbrigliate; è una procedura che si esegue in ambulatorio rimuovendo le callosità e cruentando le lesioni; vanno poi attuati la riduzione delle pressioni e lo scarico delle lesioni con l’uso di tutori, schiume, calzature modificate, gessi di contatto totale, riposo.

In presenza di una ischemia critica il trattamento dovrebbe essere la rivascolarizzazione, eseguita con urgenza. Una procedura efficace deve prevedere un flusso adeguato in almeno uno dei rami principali del piede. Le tecniche endovascolari sono spesso preferite nei diabetici per la minore invasività, la ripetibilità e la possibilità di ricanalizzazione distale, fino alle arcate del piede.

In presenza di infezione grave il trattamento aggressivo e tempestivo può contribuire a ridurre il numero delle amputazioni. In questo caso è necessaria la terapia antibiotica ma anche lo sbrigliamento chirurgico urgente, che permetterebbe il controllo della diffusione dell’infezione.

È indicato il ricovero ospedaliero urgente in tutti i pazienti che presentino ischemia critica o infezione grave. Andrebbero ospedalizzati anche tutti i pazienti che pur avendo una infezione moderata presentano fattori complicanti o sono incapaci di seguire a domicilio le indicazioni terapeutiche.

La neuroartropatia di Charcot può costituire per il paziente diabetico una complicanza temibile e comporta un rischio di amputazione maggiore. In presenza di un sospetto di Charcot in fase acuta vanno immediatamente attuati il divieto di carico e la stabilizzazione segmentale con gesso o tutore. Va eseguita una radiografia preliminare e poi, specie in assenza di reperti anomali, programmata una RMN.

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