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Sì al latte vaccino, scopriamo il perchè

22 Nov 2017
latte-vaccino

Si o no al latte vaccino?

La diffusione di informazioni contraddittorie e troppo spesso prive di supporto scientifico sul rapporto tra latte e salute è ormai un dato di fatto.

Le qualità nutrizionali e funzionali del latte vaccino sono riconosciute a livello istituzionale in tutto il mondo. Infatti le linee guida nazionali e internazionali condividono l’indicazione al consumo quotidiano di più porzioni di latte (e derivati), per completare un’alimentazione varia ed equilibrata.

 

Cosa dobbiamo sapere del latte vaccino

Il latte vaccino è composto per l’87% circa di acqua. Alla mungitura, i grassi rappresentano in media il 3,9% del peso; nel latte commerciale, si riducono al 3,5% (o poco più) per il latte intero, all’1,5-1,8% per quello parzialmente scremato, a meno dello 0,5% per lo scremato. Nel latte troviamo poi proteine (3,4%) e lattosio (4,8%), lo zucchero specifico, composto da glucosio e galattosio.

Completano il profilo nutrizionale del latte vaccino i minerali (soprattutto calcio, ma anche fosforo, potassio, magnesio, zinco, selenio) e le vitamine (vitamine del gruppo B, vitamina C e vitamine A, E, D). Per quanto riguarda le vitamine, bisogna ricordare che: i livelli delle liposolubili A, E, D sono minimi nel latte scremato; i trattamenti termici utilizzati oggi per abbattere la carica batterica e garantire un latte igienicamente sicuro riducono marginalmente soltanto alcune vitamine idrosolubili (C, B6 e B1).

 

Consumi consigliati e consumi reali del latte vaccino

Restando nell’ambito italiano, i riferimenti sono quelli delle linee guida 2003 a firma INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, oggi CRA-Nut) e delle indicazioni pubblicate nel 2014 dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) con i LARN: si raccomandano 3 porzioni al giorno di latte o yogurt, alle quali aggiungere (secondo il fabbisogno energetico individuale) 2 o 3 porzioni settimanali di formaggio.

Il confronto con i consumi reali è però stridente: gli Italiani consumano in media soltanto 119 ml al giorno di latte (studio INRANSCAI 2005-2006, il più recente condotto in Italia su una popolazione campionata e rappresentativa); se si considerano i soli consumatori, si sale di poco, a 150 ml/die. I consumi medi di yogurt sono ancora più bassi: 20 g al giorno nella popolazione generale e 86 g al giorno nei soli consumatori abituali. Anche sommando tutti i derivati del latte, i consumi medi nazionali restano ben inferiori alle raccomandazioni (250-375 ml/die) e, in generale, alla media europea: gli uomini italiani si attestano attorno a 160 g/ die, le donne a 180 g/die, mentre in Europa raggiungono rispettivamente 239 e 246 g/die (studio EPIC).

Gli Italiani non raggiungono le 3 porzioni al giorno di latte e yogurt, ma consumano più formaggi di quanto indicato dalle linee guida, superando largamente le 2-3 porzioni settimanali.

 

Rapporto tra latte e salute: le evidenze della scienza

Alla sicurezza del consumo, garantita da una normativa molto dettagliata e stringente, corrisponde la diffusione, specie sul web, di informazioni sul latte vaccino imprecise, o francamente fuorvianti, non sostenute da alcuna evidenza scientifica. Eppure, fino a oggi, dalla ricerca sono emerse informazioni solide sul rapporto tra consumo regolare di latte vaccino e salute a livello scheletrico, cardiovascolare, metabolico e oncologico.

Un corretto consumo quotidiano di latte vaccino (e derivati), nell’infanzia e nell’adolescenza, contribuisce per il 50% al fabbisogno di calcio. Il calcio è il primo, nutriente imprescindibile per costruire ossa sane e robuste nel tempo, contribuendo a ridurre in prospettiva il rischio di osteoporosi e fratture. Dal latte vaccino si ottengono anche magnesio, fosforo, vitamina D e proteine, fondamentali per la salute delle ossa nel tempo, perché riducono il riassorbimento osseo e promuovono la formazione di matrice ossea.

In due popolazioni ad alto consumo di latte vaccino, come gli Svedesi e gli Statunitensi, l’assunzione di altri grassi tipici del latte vaccino, a numero dispari di atomi di carbonio, inoltre, è stata associata ad un minor rischio di ictus e infarto. il consumo di latte vaccino e derivati non influisce sul rischio cardiovascolare complessivo. Tuttavia, scorporando i dati relativi al solo ictus, è rilevabile un effetto protettivo di questa categoria di alimenti.

Molti altri gli ambiti dove il latte vaccino contribuisce in maniera positiva.

Il latte vaccino in sintesi

  1. Il latte vaccino è un alimento con caratteristiche nutrizionali peculiari e interessanti per il mantenimento di un buon equilibrio nutrizionale in tutte le età della vita.
  2. Il consumo di latte vaccino è in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi nutrizionali di alcuni macro e micronutrenti.
  3. Il consumo regolare di latte vaccino si associa al mantenimento dell’abitudine a fare la prima colazione, i cui favorevoli effetti metabolici e sul benessere generale sono ben riconosciuti.
  4. Il rapporto tra consumo di latte (e di prodotti della filiera) e massa ossea è favorevole
  5. Non esistono attualmente motivi per bandire o limitare il consumo alimentare di latte vaccino, tranne i casi di allergia alle proteine del latte

 

Potete trovare tutte queste informazioni e molto altro, nel numero 7/2017 della rivista Alimentazione Prevenzione & Benessere.

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