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Alimentazione

A tu per tu con Giuseppe Fatati

27 Apr 2016
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Attraverso la cucina è passata la storia e la cultura dei popoli: il tramandarsi le ricette, la ripetizione di certi riti, i segreti dell’arte culinaria, sono tutte alla base dell’identità di intere nazioni.

Poche settimane fa è stato pubblicato un nuovo libro: Lucania cucina e cultura, scritto da diversi Autori (G. Fatati, R. Eletto, M. Mininni, C. Bagnato) che si sofferma sulla tradizione lucana. Racconta di un mondo magico, in cui la cucina ed il cibo occupano un posto naturale vicino alle sensazione, ai colori ed ai sapori di questa terra.

Ho voluto intervistare Giuseppe Fatati, che ha scritto molti altri libri sullo stesso argomento (tra gli altri: La tavola lombarda, Alimentazione e stile di vita nel Medioevo, Un umbro a tavola, A tavola nel Granducato di Toscana, Mediterraneità, ecc).

 

Come ha scelto la sua formazione?

E’ una domanda che merita una risposta complessa. I miei avevano una piccola farmacia in provincia di Terni (Collestatte). La studiosa di casa era mia sorella di due anni più grande che poi è diventata farmacista. Le medie le ho frequentate a Collestatte: studiavo poco, il mio impegno principale era il calcio. Ero però molto bravo (intuitivo) in matematica. Mia madre, laureata in farmacia, mi voleva iscrivere alle Industriali, perché non riusciva a vedermi fermo su un libro; io avrei voluto frequentare il liceo scientifico.

Mio padre, uomo saggio, mi iscrisse al liceo classico perché avevamo i libri di mia sorella. Poi la scelta di fare il medico è stata tutta personale; uno zio molto influente (fratello di mio padre) era convinto che sarei stato un ottimo architetto. La mia iscrizione a Medicina fu per lui una grande delusione. L’essere vissuto in un piccolo borgo mi ha lasciato un grande amore per il territorio e la voglia di scoprire e sapere che era propria di persone che avevano vissuto la guerra e partecipato alla ricostruzione dell’industria siderurgica.

 

Si sente più uno scrittore o un medico?

Sono solo un medico che ama scrivere. Quando si esercita la professione per 40 anni (sono laureato dal 1976) non può essere altrimenti. Sono un medico e un medico ospedaliero che ha cercato di dare un contributo al proprio ospedale e continua a battersi contro i politici qualche volta miopi e alcuni nuovi arrivati (medici) che forse per la mancanza di modelli, e quindi per colpa nostra, hanno atteggiamenti superficiali e presuntuosi. Per me l’Ospedale è sacro: è la mia casa.

 

Qual è la sua metodologia di ricerca? (Mi riferisco ad esempio al libro sull’alimentazione del Medioevo)

Ho molti libri e un rapporto spesso materico con il libro. Lo devo avere tra le mani, sentire, e poi dopo averlo letto lo posiziono nel mio studio secondo un ordine che è molto personale e impossibile a descrivere. Poi ogni tanto, anche a distanza di anni, lo riprendo tra le mani e consolido il rapporto. Ho fatto questa premessa perché la ricerca sul Medioevo nasce da aver sfogliato (per l’ennesima volta) Gola e preghiera nella clausura dell’ultimo ‘500, Edizioni dell’Arquata 1989. Ho poi cercato in altri testi, anche grazie a internet, di verificare se l’idea che mi ero fatto di questo periodo fosse giusta. Ho poi una libreria di riferimento che mi consente di verificare quanto è disponibile e naturalmente acquistarlo.

 

La passione per la cucina ed i prodotti da dove arriva?

Dall’amore per il territorio: territorio e cucina sono fattori cardine nell’identità di gruppi di popolazione. Se non si ama il territorio, non si ama la cucina.

 

Mediterraneo è una parola chiave nel suo filone… Sbaglio?

Mediterraneo e Mediterraneità. Mentre non amo lo stereotipo Dieta mediterranea. Ho scritto che Il Mediterraneo è anche un mare di montagne che ostacolano i movimenti, limitano le pianure e i campi, tracciano sentieri impervi per gli uomini e le bestie. E la pianura è stata a lungo ostile, regno incontrastato di acquitrini e malattie. Dalla fine dell’Impero al ventesimo secolo la campagna romana, ad esempio, è rimasta una sorta di deserto tanto che la bonifica dell’Agro Pontino ha rappresentato per il regime del ventennio il rinnovamento della grandezza di Roma. I comportamenti mediterranei (mediterraneità) hanno consentito lo sviluppo di una civiltà di cui siamo fieri.

 

Vuole parlarmi dell’ultimo libro? Com’è nata questa sinergia tra i diversi autori?

Sono tutte persone che hanno un modo di pensare molto simile al mio. Amano la loro terra e si impegnano per valorizzarla. Inoltre Matera è una città che mi affascina per i colori, per il passato e per il presente. Ci ricorda che anche chi è povero può avere un futuro. Oggi tutti parlano di Matera capitale della cultura e dei sassi ma dimenticano che nel 1952 a Matera, proprio nei sassi abitavano ancora 15.000 persone fatte poi sfollare con una legge dello stato. Lo sfollamento avvenne a partire dal 1952 in seguito all’opera di sensibilizzazione avviata dal libro di Carlo Levi che portò diversi uomini di cultura e del mondo politico a visitare la città, tra cui Alcide De Gasperi che firmò la prima Legge Speciale; tale operazione fu resa necessaria dalle cattive condizioni di vita in cui versava la popolazione (la mortalità infantile era quattro volte superiore alla media nazionale). Il Cristo si è fermato a Eboli narrava espressamente le precarie situazioni igieniche in cui versavano i Sassi.

 

Il prossimo progetto/libro nel cassetto?

Prima o poi pubblicherò il diario della guerra d’Africa di mio padre (era stato richiamato); debbo ritrovare le foto che mi faceva vedere da bambino ma ho bisogno di tempo per cui è un progetto che continuo a rimandare. E’ più facile che scriva su Sulmona (la città di Ovidio) e la sua cucina.

 

Biografia di Giuseppe Fatati

Giuseppe Fatati è un medico, Presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), Presidente dell’Italian Obesity Network (IO-NET, Centro Studi Obesity Day), direttore del Centro Studi dell’Accademia Italiana della Cucina per l’Umbria, direttore scientifico dell’Associazione De Historia e direttore della Struttura Complessa di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni.

 

A cura di Silvia Maculan

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