Medicina di Famiglia e Specialistica
Malattie respiratorie

La rinite allergica: un sintetico aggiornamento panoramico dalla letteratura scientifica

10 Apr 2025
rinite-allergica

a cura di Piercarlo Salari, medico e divulgatore medico scientifico – Milano

 

Con l’arrivo della primavera una problematica in cui spesso si imbatte il medico di medicina generale (MMG) è la rinite allergica (RA), una delle malattie croniche più diffuse al mondo: attualmente, infatti, si stima che colpisca tra il 10% e il 40% della popolazione globale, con un impatto significativo sulla qualità della vita e a livello sociosanitario. Negli ultimi decenni, l’incidenza della RA è aumentata drasticamente, soprattutto nei Paesi industrializzati: l’incremento dell’esposizione ad allergeni ambientali, combinato con fattori genetici e epigenetici, oltre all’influenza di fattori ambientali, ha portato a un aumento della sensibilizzazione allergica sin dall’infanzia. Sotto il profilo clinico, la RA è una condizione tutt’altro che banale: la persistenza dei disturbi, a partire dalla sintomatologia classicamente caratterizzata da congestione nasale, prurito, starnuti e rinorrea, finisce per ridurre la concentrazione e gravare sul tono dell’umore, sulla produttività lavorativa e, in età evolutiva, sulla resa scolastica. Vanno poi ricordate le comorbilità della RA, in particolare la dermatite atopica e l’asma: in linea con la teoria “one way one disease”, va ricordato che circa l’80% dei pazienti asmatici è affetto anche da RA e che il 30-40% dei pazienti con RA sviluppa asma.
Alla luce di queste riflessioni generali il MMG, assumendo un atteggiamento proattivo, può svolgere un ruolo essenziale non soltanto in un puntuale inquadramento diagnostico, ma anche nel coordinamento di altri specialisti – qualora si renda necessario un approccio multidisciplinare – e nell’educazione alla corretta gestione della malattia: molti pazienti, infatti, tendono a sottovalutare i sintomi o a fare ricorso all’automedicazione, mentre l’identificazione precoce e il controllo della sintomatologia, oltre a migliorare la qualità di vita, possono contribuire alla prevenzione delle complicanze, come la progressione verso l’asma e il deterioramento della funzione respiratoria.
La produzione scientifica in questo ambito è vivace e copiosa e, dopo questa doverosa sintesi introduttiva, può essere utile una breve rassegna degli articoli più recenti non soltanto su aspetti di rilevanza clinica, ma anche su nuovi fronti di ricerca di interesse per il MMG.

 

Fattori e problematiche ambientali

Due recenti studi hanno evidenziato il ruolo critico dei fattori climatici e dell’inquinamento ambientale nella crescita dell’incidenza e della severità della RA. L’analisi sistematica condotta da Montoro et al. ha infatti richiamato l’attenzione sul ruolo dei cambiamenti climatici legati al riscaldamento globale, all’aumento dell’umidità e alla variazione dei cicli stagionali, oltre che sul ruolo dell’anticipo della fioritura delle piante e del prolungamento della stagione pollinica, responsabili di una maggior esposizione agli allergeni. Inoltre, eventi meteorologici estremi come la siccità, le inondazioni e le ondate di calore contribuiscono alla diffusione di inquinanti e allergeni, peggiorando ulteriormente l’impatto clinico della RA sui pazienti. Uno studio condotto in Cina ha esaminato il rapporto tra inquinamento atmosferico, fattori meteorologici e conta degli eosinofili nel sangue periferico di pazienti con RA: anche in questo caso è emersa una correlazione positiva tra l’aumento della temperatura, l’umidità relativa e i livelli di ozono, con un incremento degli eosinofili, a sostegno di un effetto pro-infiammatorio dell’inquinamento. Al contrario, altri inquinanti come PM2.5, PM10, SO2, NO2 e CO non hanno mostrato un impatto significativo sulla risposta infiammatoria eosinofilica: questo suggerisce che il cambiamento climatico può anche modulare la risposta immunitaria, aggravando la sintomatologia nei pazienti con RA.

 

Un “nuovo” ruolo per la citologia nasale

La citologia nasale potrebbe rappresentare un complemento fondamentale nella gestione clinica della rinosinusite cronica con poliposi, migliorando la personalizzazione delle strategie terapeutiche. Essa è infatti uno strumento diagnostico utile per stratificare la gravità della poliposi associata alla RA e per identificare i pazienti con infiammazione di tipo 2, potenzialmente candidati a terapie biologiche. Lo ha dimostrato uno studio osservazionale su 425 pazienti, dal quale è emersa una correlazione tra entità del quadro clinico ed eosinofilia locale nella citologia nasale (e non invece al conteggio ematico degli eosinofili): essa, infatti, riscontrata nel 64% della popolazione reclutata, risultava più elevata nei soggetti con comorbilità come asma e sensibilità ai FANS e con una maggiore severità dei sintomi o precedenti interventi chirurgici, a dimostrazione di una maggiore gravità della malattia e di una possibile tendenza alla recidiva.

 

I monociti: possibile marker predittivo di durata di una degenza ospedaliera

Uno studio retrospettivo su 937 pazienti con RA ha evidenziato che, in caso di ricovero ospedaliero (per qualsiasi causa), il livello di monociti – e in seconda istanza di globuli bianchi – può essere considerato il fattore predittivo più rilevante di una degenza più protratta. Questa osservazione suggerisce due spunti: innanzitutto il monitoraggio dei livelli di monociti nei pazienti con RA potrebbe contribuire a stratificarne il rischio di degenze prolungate; in secondo luogo, quale possibile chiave interpretativa delle conclusioni, un livello elevato di monociti indicherebbe un’infiammazione persistente la cui modulazione potrebbe a sua volta tradursi in un effetto positivo sul quadro clinico complessivo dei pazienti, migliorandone il decorso durante un ricovero ospedaliero.

 

Attenzione alla salute mentale

Un’analisi sistematica e metanalisi condotta su oltre 18 milioni di individui (15 milioni con RA e 3 milioni di controlli) ha evidenziato un’elevata prevalenza di disturbi mentali nei pazienti con RA: depressione (25%), ansia (25%), stress (65%), distress psicologico (57%), ideazione suicidaria (14%), tentativi di suicidio (4%), scarsa qualità del sonno (48%), insonnia (36%), disturbi del sonno (33%) e durata del sonno inferiore a 7 ore (59%). L’impatto della RA sulla salute mentale è probabilmente multifattoriale: l’infiammazione cronica potrebbe alterare i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore, mentre la sintomatologia persistente (ostruzione nasale, prurito, starnuti) si ripercuote negativamente sulla qualità di vita, favorendo distress emotivo e sintomi ansioso-depressivi; infine, il sonno disturbato è a sua volta un noto fattore di rischio per alterazioni cognitive e dell’umore. Questi risultati suggeriscono che i MMG dovrebbero considerare la RA non soltanto come una patologia respiratoria, ma anche come una condizione gravata da importanti correlati psico-comportamentali, e dovrebbero includere nella propria gestione clinica dei pazienti affetti una valutazione sistematica del benessere psichico e della qualità del sonno, al fine di identificare precocemente eventuali comorbilità psichiatriche e personalizzare il trattamento.

 

Un futuro per i probiotici?

Il più delle volte i probiotici trovano ampia applicazione in condizioni quali dismicrobismi intestinali, infezioni urinarie, carie e parodontopatie, ma si profila anche un condivisibile razionale di impiego in altri ambiti patologici, tra cui la RA. È il caso di un ceppo, Alkalihalobacillus clausii 088AE, oggetto di uno studio su 40 pazienti con RA acuta, randomizzati a un gruppo di intervento, trattato con il probiotico, e a un gruppo di controllo sottoposto a placebo (maltodestrina). L’integrazione con A. clausii 088AE ha determinato una riduzione statisticamente significativa del Total 4 Nasal Symptom Score (T4NSS), del Total 2 Ocular Symptom Score (T2OSS) e dei punteggi della tosse rispetto al basale, mentre nel gruppo placebo questi punteggi hanno registrato un aumento. Questo studio ha pertanto dimostrato che un ceppo probiotico è in grado di ridurre i sintomi della RA acuta e lascia prevedere dei nuovi sviluppi di ricerca in questa direzione, essendo oggi particolarmente sentita l’esigenza di strategie sicure in grado di modulare la risposta immunitaria e di migliorare il quadro clinico, con un risvolto favorevole su una possibile ottimizzazione o riduzione dell’impiego di terapie farmacologiche.

 

Riferimenti bibliografici

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