Update per il Pediatra
Disturbi dell'alimentazione

Il corpo segnato. Viaggio attraverso i mille volti del disturbo alimentare

20 Mar 2026

 

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione stanno emergendo sempre più precocemente, coinvolgendo anche l’età pediatrica e adolescenziale. In un contesto in cui la narrazione mediatica tende a semplificare, è fondamentale distinguere tra fenomeni culturali e patologia: si tratta di condizioni complesse, in cui fattori ambientali, vulnerabilità individuale e aspetti neurobiologici si intrecciano. Il volume Il corpo segnato. Viaggio attraverso i mille volti del disturbo alimentare si inserisce in questa prospettiva, offrendo una lettura approfondita e critica del fenomeno.

 

 

BREVE ESTRATTO DAL LIBRO:

 

Introduzione

Da alcuni anni, la sensibilità verso i Disturbi dell’alimentazione e della nutrizione si è accresciuta e abbiamo assistito al moltiplicarsi di campagne mediatiche volte a informare sul fenomeno e a combattere alcuni stimoli socio-ambientali considerati facilitanti circa il suo sviluppo nelle giovani donne, tra le quali è tipicamente di più frequente incidenza. Seppur fondato sulle migliori intenzioni, e in parte anche utile a livello psico-educativo, questo tipo di messaggi ha condotto a una confusione tra patologia e fenomeno culturale, salute e politica, natura e ambiente, unendo in modo controproducente concetti non sovrapponibili.

È il caso, ad esempio, della recente diffusione a cui è andato incontro il costrutto della Body positivity, con il quale il mandato della lotta agli stereotipati canoni estetici di bellezza femminile – tipicamente associati a un fisico snello e privo di imperfezioni e considerati uno dei fattori ambientali promuoventi la polarizzazione sul peso e sulla dieta  – si è fuso al concetto, di stampo socio-politico, di inclusività, rischiando di incoraggiare, paradossalmente, comportamenti maladattivi. Se da un parte l’educazione all’accettazione del sé, inclusi i propri tratti somatici, è fondamentale per la salute mentale, dall’altra è altrettanto importante saper riconoscere ciò che può essere oggettivamente nocivo per il benessere fisico, oltre che psichico. In questo senso, se è vero che un peso corporeo troppo elevato, diagnosticabile come obesità, non deve diventare fonte di vergogna o di esclusione sociale, è pur vero che deve essere corretto in modo da prevenire complicanze metaboliche e cardiovascolari anche mortali.

Non soltanto: fornire strumenti ideologici giustificativi per il mantenimento di un peso considerabile troppo elevato o troppo basso da un punto di vista clinico, oltre a facilitare complicanze somatiche, può incoraggiare la persistenza di condotte alimentari patologiche (quali restrizioni o abbuffate) in chi ne è affetto, ostacolando l’accesso alle cure. Una accettazione incondizionata di ogni caratteristica individuale, se condotta all’estremo, porterebbe a considerare, ad esempio, una frequenza cardiaca troppo elevata come una manifestazione di unicità del proprio corpo, e poi a morire di infarto. O a non sottoporre all’attenzione clinica un neo cresciuto troppo e improvvisamente, per poi trovarsi con un melanoma multi-metastatico.

Inoltre, da diversi decenni, il preponderante peso attribuito agli aspetti socio-culturali ha in parte impedito la diffusione di informazioni sull’altro fattore in gioco, ovvero quello della neurobiologia e dell’assetto personologico e temperamentale sotteso al disturbo mentale. Si attribuisce ai fattori socio-culturali un ruolo primario nella patogenesi a discapito degli aspetti genetici e della vulnerabilità individuale.

Si rende necessario, dunque, fare chiarezza. E, come abbiamo detto, uno dei primi miti da sfatare nell’ambito dei disturbi alimentari è che si tratti di patologie della contemporaneità. In primo luogo, va ricordato che persino nel Disturbo da stress post-traumatico (PTSD), dove l’evento ambientale – il trauma – è per definizione conditio sine qua non per la diagnosi, l’esperienza traumatica è comunque condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo del disturbo, dovendosi associare alla presenza di una specifica vulnerabilità. In parole più semplici, non tutti, dopo uno stesso evento traumatico, svilupperanno sintomi di PTSD, ma solo coloro con un determinato tipo di assetto neurobiologico. In questo senso, l’importanza dei fattori individuali di vulnerabilità è a maggior ragione da tenere presente per i Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, dove il requisito specifico dell’evento ambientale non esiste (benché spesso eventi traumatici o microtraumatici siano descritti in anamnesi recente o remota). Come avremo modo di analizzare nel corso del presente saggio, comportamenti alimentari restrittivi di tipo patologico, associati a sintomi cognitivi e a un decorso clinico sovrapponibile all’Anoressia nervosa, sono riscontrabili in diverse epoche e culture. Questo naturalmente impedisce di stabilire il semplicistico nesso causale tra le influenze della società contemporanea, inclusi i canoni estetici femminili, talora orientati alla magrezza estrema, e lo sviluppo di disturbi alimentari restrittivi.

D’altra parte, è indubbio che i fattori ambientali possano influenzare il modo in cui il disturbo viene vissuto ed esternato dalle pazienti, e anche plasmarne alcune manifestazioni più superficiali.

Viene allora da chiedersi: quale è il vero nucleo psicopatologico sotteso allo sviluppo dei disturbi alimentari? E se il contesto socio-culturale può influenzare lo sviluppo della patologia, può la patologia influenzare le manifestazioni socio-culturali, in un circolo vizioso e inestricabile tra nature e nurture? Si tratta di un nodo complesso, che nelle prossime pagine ci impegneremo a sciogliere.

 

ACQUISTA IL LIBRO

 

 

Le informazioni che si trovano in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la consultazione con il proprio medico.

Pacini Editore Srl
via Gherardesca 1, 56121 Pisa • cod.fisc, p.iva, reg.imp.prov.pi 00696690502 • Cap.soc.iv. 516.000 euro
Copyright © 2015. All Rights Reserved.
Cookie Policy | Privacy policy | Politiche Aziendali
Progetto finanziato nell’ambito del PNRR dall’Unione europea – Next Generation EU