Medicina di Famiglia e Specialistica
Ortopedia

Salk e il suo vaccino antipolio: onori per l’ortopedia italiana!

29 Apr 2026
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da Giornale di Ortopedia e traumatologia organo ufficiale S.I.O.T.

 

Nunzio Spina

Macerata

 

La poliomielite aveva da poco scatenato l’ennesima ondata, la più violenta mai registrata in Italia fino ad allora. Nel 1958 erano stati notificati più di ottomila casi, un numero che peraltro non teneva conto – in tempi e in zone di persistente arretratezza sociale – di quelli coperti da omessa denuncia. Di fronte a questa emergenza epidemica, e all’angoscia derivante da un generale senso di impotenza verso un virus così spietato, il Ministero della Sanità si era deciso a lanciare in Italia una prima campagna vaccinale. Non ancora un obbligo, ma una forte raccomandazione, rivolta a tutti gli individui nella fascia d’età da zero a vent’anni. Il vaccino che si cominciò a somministrare aveva il nome del suo ideatore: Salk.

Il tema era di tale preoccupante attualità, e quell’eponimo già circondato da un alone di fama e di riguardo, che l’iniziativa di organizzare un convegno sulla poliomielite, invitando dagli Stati Uniti proprio lui, il ricercatore Jonas Salk, risultò un’iniziativa di straordinario richiamo. Toccò all’ortopedia italiana raccoglierne maggiormente gli onori, perché a ospitare l’evento fu l’aula della Clinica ortopedica di Roma, nella Città Universitaria de “La Sapienza”, e a condividerne la presidenza venne designato il suo direttore, Carlo Marino Zuco. Ci si riunì nelle giornate del 18 e 19 maggio del 1959; gli effetti deleteri di quell’ondata erano ancora ben visibili, quelli benefici del vaccino cominciavano a farsi sentire.

Il dott. Jonas Salk aveva 45 anni quando si presentò a Roma come guest star. Era nato nel 1914 a New York, i genitori provenivano entrambi da famiglie di emigrati lituani appartenenti a un gruppo etno-religioso ebraico. Alla New York University School of Medicine – che a differenza di atenei più rinomati non discriminava gli ebrei – ebbe modo di far valere il proprio talento di studioso, particolarmente attratto da materie quali biochimica e batteriologia; e nel laboratorio aveva trovato l’habitat congeniale alla sua maggiore aspirazione: quella di aiutare l’umanità in generale, più che i singoli pazienti.

Un tirocinio col dottor Thomas Francis, colui che aveva scoperto il virus dell’Influenza B, lo aveva introdotto nel mondo della virologia. La collaborazione tra i due aveva poi portato, nel 1943 presso l’Università del Michigan, alla messa a punto di un vaccino antinfluenzale, subito largamente utilizzato dalle forze militari. L’innovativa peculiarità era rappresentata dall’utilizzo di un virus inattivato – anziché attenuato – in grado secondo loro di garantire maggiore sicurezza; si mirava infatti a una stimolazione anticorpale più efficace e duratura, piuttosto che generare la malattia in forma lieve.

 

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