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Medicina di Famiglia e Specialistica
News dai congressi

Conoscere e Curare il Cuore 2026: verso una cardiologia predittiva, personalizzata e sistemica

26 Mar 2026

 

La cardiologia sta vivendo una fase di trasformazione profonda, in cui le tecnologie di imaging avanzato, l’intelligenza artificiale e le nuove terapie farmacologiche stanno ridefinendo non solo il modo di curare, ma anche quello di identificare precocemente la malattia cardiovascolare. Questo il filo conduttore emerso dalla 43ª edizione del Congresso “Conoscere e Curare il Cuore”, svoltosi a Firenze dal 19 al 22 marzo 2026, che ha riunito esperti nazionali e internazionali per discutere le principali innovazioni in ambito cardiovascolare.

Dal paradigma ischemico alla “biologia della placca”

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda il superamento del tradizionale approccio centrato sull’ischemia. Come sottolineato dal prof. Francesco Prati, oggi il focus si sposta sempre più sull’identificazione precoce dell’aterosclerosi.
Non è più l’ischemia il bersaglio primario, ma la placca stessa, considerata la vera espressione della malattia. Questo cambio di paradigma è stato reso possibile dall’evoluzione dell’imaging coronarico, in particolare della tomografia computerizzata (CCTA), che consente non solo di valutare la stenosi ma anche di caratterizzare la composizione e la vulnerabilità della placca.
L’integrazione con algoritmi di intelligenza artificiale permette oggi una stratificazione del rischio più accurata e personalizzata, aprendo la strada a una prevenzione realmente anticipatoria.

 

Intelligenza artificiale: dalla complessità clinica alla decisione

L’intelligenza artificiale (IA) rappresenta uno degli elementi più trasversali emersi dal congresso. In ambito clinico, il suo ruolo non è sostitutivo, ma di supporto al processo decisionale.

In particolare:

  • migliora la stratificazione del rischio nei pazienti con dolore toracico;
  • consente una valutazione integrata di dati clinici, laboratoristici e di imaging;
  • riduce la variabilità decisionale nei diversi setting assistenziali.

Nei contesti di emergenza, l’IA può contribuire a identificare rapidamente i pazienti a rischio molto basso, riducendo gli accessi inutili e ottimizzando le risorse.

 

Lo scompenso cardiaco e il tempo come fattore prognostico

Lo scompenso cardiaco si conferma una delle principali sfide cliniche, in particolare nella forma a frazione di eiezione preservata (HFpEF), spesso sottodiagnosticata e caratterizzata da elevata complessità clinica.

Tra i messaggi più innovativi:

  • lo scompenso è sempre più considerato una sindrome sistemica, non solo cardiaca;
  • la diagnosi richiede un approccio multidimensionale e spesso dinamico;
  • il ritardo terapeutico ha un impatto prognostico significativo.

Particolare attenzione è stata posta sul ruolo degli inibitori SGLT2, che hanno dimostrato dei benefici lungo tutto lo spettro dello scompenso, indipendentemente dalla frazione di eiezione. Questo apre alla possibilità di iniziare la terapia anche prima della completa caratterizzazione ecocardiografica nei casi selezionati.

 

Cardiologia e metabolismo: le nuove prospettive terapeutiche

Un altro tema centrale riguarda l’interazione tra metabolismo e rischio cardiovascolare. L’obesità viene ormai riconosciuta come una malattia cardiovascolare sistemica, e non solo come fattore di rischio.

Gli agonisti incretinici (GLP-1 e GIP/GLP-1) stanno dimostrando:

  • una significativa riduzione del peso corporeo;
  • un miglioramento del profilo metabolico;
  • una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori.

Questi risultati suggeriscono un ruolo diretto di queste terapie nella prevenzione cardiovascolare, andando oltre il semplice controllo del peso.

 

La prevenzione cardiovascolare: verso un modello personalizzato

La prevenzione emerge sempre più come un processo dinamico e individualizzato. L’integrazione tra imaging, biomarcatori e dati clinici consente oggi di identificare il rischio in modo più preciso rispetto agli score tradizionali. In questo scenario, nuovi biomarcatori come il tessuto adiposo pericoronarico (PCAT) permettono di valutare indirettamente lo stato infiammatorio delle arterie, introducendo una dimensione biologica nella stratificazione del rischio.

 

Una cardiologia sempre più sistemica

Un ulteriore elemento chiave è la visione della cardiologia come disciplina integrata. La gestione del paziente cardiovascolare coinvolge sempre più frequentemente altre condizioni, come la malattia renale cronica, che rappresenta un importante determinante prognostico.
La necessità è quella di superare una visione specialistica “verticale” per adottare un approccio multidisciplinare, in cui il medico di medicina generale gioca un ruolo centrale nell’identificazione precoce e nella gestione continuativa del paziente.

 

Tecnologia e dispositivi: innovazione e nuovi equilibri

Sul fronte tecnologico, dispositivi come i pacemaker leadless rappresentano un’evoluzione significativa, riducendo complicanze legate ai sistemi tradizionali. Tuttavia, il futuro appare orientato non verso una sostituzione completa delle tecnologie esistenti, ma verso una loro integrazione, con indicazioni sempre più personalizzate in base al profilo del paziente.

 

Conclusioni

Dalla 43ª edizione di “Conoscere e Curare il Cuore” emerge con chiarezza una direzione: la cardiologia sta passando da una medicina reattiva a una medicina predittiva, personalizzata e sistemica. Per il medico di medicina generale questo significa:

  • maggiore centralità nella prevenzione precoce;
  • necessità di integrare nuove conoscenze diagnostiche e terapeutiche;
  • ruolo attivo nella gestione multidisciplinare del paziente.

In questo contesto, l’innovazione tecnologica e farmacologica non rappresenta solo un progresso scientifico, ma un’opportunità concreta per migliorare gli esiti clinici e la qualità della cura.

 

Alessandra Crosato

Account Manager Pacini Editore Medicina

 

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