Medicina di Famiglia e Specialistica
Salute e prevenzione

Qual è il livello di consapevolezza dei medici di famiglia italiani sul microbiota intestinale? Le risposte di un’indagine nazionale

17 Ott 2025
microbiota

A cura di Piercarlo Salari, medico e divulgatore medico scientifico – Milano

 

Il microbiota intestinale è oggi riconosciuto come un elemento centrale della fisiologia umana e “interpretato” in una duplice prospettiva: da un lato risorsa da preservare nella sua plasticità e dinamicità in condizioni di salute, dall’altro utile indizio di possibili alterazioni o squilibri in presenza di malattia. Sono infatti ampiamente comprovate peculiari variazioni della sua biodiversità nell’ambito di patologie gastrointestinali, di carattere disfunzionale o infiammatorio, autoimmuni, metaboliche (diabete, obesità, steatoepatite) e neurodegenerative (sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer) e in concomitanza di numerosi disturbi psichiatrici (per esempio ansia). Analogamente è stato dimostrato come fattori ambientali, dietetici, comportamentali e farmacologici possano modulare la composizione e la funzionalità della flora batterica, influenzando l’insorgenza e il decorso di numerose malattie.

In questo scenario il medico di medicina generale (MMG) svolge un ruolo strategico, ponendosi quale primo interlocutore del paziente e come punto di raccordo tra ricerca scientifica, pratica clinica e aspettative – spesso amplificate da media e social – sul ruolo del microbioma. Un’indagine della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), coordinata da Cesare Tosetti e condotta su 457 MMG rappresentativi del territorio nazionale, si è preposta di valutare lo stato delle loro conoscenze e il loro orientamento pratico relativamente all’impiego di probiotici e prebiotici.

 

I risultati principali

La stragrande maggioranza dei MMG ha riconosciuto correttamente il ruolo di antibiotici (95,4%), dieta (90,6%), infezioni gastrointestinali (88,8%) e stress (77%) come principali fattori in grado di influenzare il microbiota. Più limitata è risultata invece l’attenzione nei confronti di attività fisica (47,3%), insonnia (33,9%) e utilizzo di terapie biologiche (33,5%).

Sul fronte delle conoscenze, se l’82,3% ha fornito la definizione corretta di probiotici, soltanto il 46% ha dimostrato una conoscenza adeguata del concetto di prebiotico. L’impiego clinico dei probiotici è risultato frequente in condizioni quali la sindrome dell’intestino irritabile (73,5%) e una sospetta disbiosi (87,7%), mentre l’uso a scopo preventivo, per esempio prima di un viaggio in Paesi a rischio o in caso di diverticolosi, rimane minoritario. L’analisi ha inoltre evidenziato delle interessanti differenze generazionali: in particolare, i medici più giovani hanno dimostrato una maggiore sensibilità a fattori emergenti quali fumo, obesità e insonnia, oltre a un utilizzo più esteso di probiotici in contesti specifici.

 

Discussione e implicazioni

 

 

Lo studio mette in luce un livello di consapevolezza in crescita, ma ancora disomogeneo tra i MMG. Da un lato, l’attenzione ai fattori classici di disbiosi e la diffusione dell’uso dei probiotici rispecchiano un allineamento con la letteratura internazionale; dall’altro, la scarsa conoscenza dei prebiotici e la sottovalutazione di fattori protettivi come l’attività fisica rivelano delle importanti lacune formative. È inoltre emersa la tendenza a basare la scelta dei probiotici soprattutto sull’esperienza personale più che su evidenze standardizzate, e una limitata familiarità con strumenti diagnostici come l’analisi del microbiota fecale, percepita come complessa e non ancora di facile applicazione in Medicina Generale.

 

Conclusioni

 

Questi risultati suggeriscono l’urgenza di iniziative educative mirate a rafforzare le conoscenze dei medici di famiglia sul microbiota e sulle sue applicazioni cliniche. Corsi di aggiornamento, e-learning e creazione di materiali divulgativi validati dalle società scientifiche potrebbero colmare il gap, promuovendo un approccio più uniforme ed evidence-based. Il MMG, se adeguatamente formato, può diventare un interprete e al tempo stesso un promotore privilegiato di queste conoscenze nella pratica quotidiana, orientando i pazienti verso scelte di prevenzione e stili di vita in grado di favorire l’equilibrio intestinale e, parallelamente, il mantenimento della funzione immunitaria e dello stato di salute.

 

Riferimenti bibliografici

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